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Conferenza "Beati Martiri del Comunismo" in occasione della beatificazione di Jan Bula e Václav Drbola

L'Ambasciata della Repubblica Ceca presso la Santa Sede ha organizzato la Conferenza intitolata "Beati Martiri del Comunismo" dedicata ai Servi di Dio Jan Bula e Václav Drbola, vittime della persecuzione comunista negli anni '50 del XX° secolo in Cecoslovacchia. Durante i processi farsa furono ingiustamente condannati a pena di morte. La loro beatificazione, approvata da Sua Santità Papa Leone XIV, rappresenta un momento storico per la Chiesa e per tutta la società, perchè per la prima volta nella storia moderna ceca saranno beatificati i martiri del regime comunista. La Conferenza si è tenuta in lingua italiana il mercoledì 20 maggio 2026 presso il Pontificio Collegio Nepomuceno a Roma. Alla conferenza hanno partecipato gli Ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, i membri del Corpo Diplomatico, i rappresentanti della Santa Sede, sacerdoti, suore, seminaristi e connazionali cechi.

Conferenza Beati Martiri del Comunismo - dipinti di Jan Bula e Václav Drbola © Claudi Ondok

Conferenza Beati Martiri del Comunismo - dipinti di Jan Bula e Václav Drbola © Claudi Ondok

Sulla conferenza ha informato anche la sezione ceca del Vatican News (Johana Bronková - Vaticano):

"La conferenza si è svolta simbolicamente nel giorno del 74° anniversario della morte di Jan Bula. Dopo il saluto introduttivo dell’Ambasciatore Pavel Svoboda, nella sala gremita del Pontificio Collegio Nepomuceno è stato presentato in modo coinvolgente un ampio panorama di temi: dalla testimonianza eroica dei martiri, alla situazione complessiva della Chiesa in Cecoslovacchia dopo l’avvento del regime comunista, fino ai retroscena del processo di beatificazione.

Conferenza "Beati Martiri del Comunismo" in occasione della beatificazione di Jan Bula e Václav Drbola

Conferenza "Beati Martiri del Comunismo" in occasione della beatificazione di Jan Bula e Václav Drbola

Germogli che rompono il terreno gelido dell’ateismo e dell’oppressione

«Il martirio di Jan Bula e Václav Drbola ci insegna che non esiste alcuna situazione umana – per quanto umiliante o ingiusta – in cui non sia possibile rendere testimonianza a Cristo», ha affermato nel suo intervento introduttivo il cardinale Michael Czerny SJ, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che presiederà, a nome del Santo Padre, anche la celebrazione di beatificazione a Brno.Il cardinale ha sottolineato che i due sacerdoti, giustiziati in odium fidei (per odio alla fede), godono di ampia venerazione per la loro fede e per la fermezza dimostrata nelle prove.

La loro beatificazione non rappresenta il ricordo di una sconfitta, bensì il trionfo della vita. «Ammiriamo la bellezza del chicco di grano che è rimasto per decenni nascosto nel solco della terra boema e morava – nutrito nonostante le difficili vicende della storia e reso fecondo dal sacrificio – e che ora germoglia davanti ai nostri occhi. Questo germoglio, che ha infranto il terreno gelido dell’ateismo e dell’oppressione, dimostra che nessuna violenza può soffocare la vita di Dio in coloro che si affidano a Lui», ha dichiarato il cardinale Czerny. Celebrando la beatificazione di questi martiri, «tocchiamo le ferite vive della Chiesa e del popolo ceco e facciamo esperienza della realtà della promessa del Signore: “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20), promessa che risplende compiuta e iscritta nel sangue e nella gioia di questi due sacerdoti».

La dimensione soprannaturale del martirio

Il prefetto vaticano, nato egli stesso a Brno ma emigrato con la famiglia in Canada durante il periodo comunista, ha ricordato che il regime non voleva soltanto eliminare due persone, ma «distruggere la loro identità sacerdotale, costringerli a tradire, negare e rinunciare alla propria fede». Nonostante ciò – ha ricordato il cardinale Michael Czerny – le testimonianze relative alle ultime ore di Jan Bula parlano di una pace e di una serenità soprannaturali. In questo consiste il martirio, ha aggiunto: «Non si tratta anzitutto di un atto di eroismo umano, ma del compimento della grazia di Dio, al punto che non rimane più spazio per l’“io”, ma soltanto per il “Tu” di Dio e per il “Noi” della Chiesa».«Trasformarono l’aula del tribunale in un pulpito e il carcere in un altare», ha osservato. Ha quindi esortato affinché il sacrificio di questi due sacerdoti ci aiuti a essere cristiani capaci di donare la propria vita al servizio degli altri, del perdono e della verità.

La persecuzione della Chiesa in Cecoslovacchia e il caso di Babice

La situazione della Chiesa in Cecoslovacchia dopo il colpo di Stato comunista del febbraio 1948 è stata illustrata, nel suo intervento, da Eva Vybíralová dell’Istituto per lo Studio dei Regimi Totalitari nella Repubblica Ceca. Ha ricordato gli inizi dei processi politici farsa, di cui furono vittime gli oppositori del nuovo regime, a partire dal generale Heliodor Píka (1949) e da Milada Horáková (1950). Anche nell’ambito ecclesiale la persecuzione procedette rapidamente. Dal giugno 1949 l’Arcivescovo di Praga Josef Beran fu posto in isolamento; nell’autunno dello stesso anno venne istituito l’Ufficio statale per gli affari ecclesiastici, che da allora controllò ogni attività della Chiesa. Nel 1950 ebbero luogo le incursioni nelle istituzioni religiose, seguite dal loro scioglimento e dalla loro proibizione.

Il cosiddetto «caso di Babice», di cui furono ingiustamente vittime anche i sacerdoti Jan Bula e Václav Drbola, ebbe inizio nel febbraio 1951. Al centro della vicenda vi è l’enigmatica figura di Ladislav Malý, soprannominato «il Capitano», la cui vera identità non è stata ancora pienamente chiarita.È certo che i contatti da lui intrattenuti con i due sacerdoti portarono al loro arresto. Egli si presentò a entrambi come collaboratore dei servizi segreti occidentali e come liberatore del Cardinale Beran, per conto del quale chiese di poter ricevere la confessione. Numerosi indizi fanno ritenere che i due sacerdoti siano stati vittime di una provocazione orchestrata dal regime a causa della loro popolarità e della loro intensa attività tra i giovani. Jan Bula e Václav Drbola furono arrestati in primavera, insieme ad altri membri della resistenza anticomunista che Malý aveva raccolto attorno a sé. Quando, nel luglio 1951, si verificò uno scontro a fuoco durante il quale furono uccisi a Babice tre membri comunisti del Comitato Nazionale, il regime trovò finalmente il pretesto per formulare gravi accuse di sostegno al terrorismo. A nessuno importò che i sacerdoti si trovassero già in stato di detenzione preventiva da due mesi. Nell’ambito del caso di Babice furono processate 107 persone; furono emesse 11 condanne a morte, tra cui quelle di tre sacerdoti (Bula, Drbola e Pařil), mentre 44 persone furono condannate a pene comprese tra i 15 anni di carcere e l’ergastolo. Alcuni di loro non fecero mai ritorno dal carcere.

Sala gremita durante la Conferenza "Beati Martiri del Comunismo"

Sala gremita durante la Conferenza "Beati Martiri del Comunismo"